Comunità energetiche rinnovabili, in Italia a che punto siamo?

Delle 100 CER mappate negli ultimi 3 anni, solo 16 risultano operative e di queste solo 3 hanno ricevuto i primi incentivi. Il punto nel nuovo approfondimento di Legambiente

Ritardi e ostacoli frenano lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili in Italia

A che punto sono le comunità energetiche rinnovabili in Italia? Dopo il primo grande slancio, registrato addirittura in anticipo sulla direttiva europea, le CER del Belpaese hanno tirato il freno. E non per mancanza di buona volontà o impegno. Oggi sulla strada dell’autoconsumo condiviso pesano una serie di ritardi e ostacoli amministrativi che si stanno ripercuotendo sulla buona riuscita delle CER. Al punto che delle 100 comunità energetiche mappate da Legambiente in questi anni (il monitoraggio arriva fino a giugno 2022), solo 16 risultano attualmente operative. E di queste solo 3 hanno iniziato a percepire gli incentivi all’autoconsumo stabilità dal governo: la comunità energetica di Vitulano, il Residence Cicogna e un autoconsumatore collettivo di ACEA Pinerolese. 

A fare i conti è oggi la stessa associazione ambientalista nel nuovo approfondimento “I blocchi allo sviluppo delle comunità energetiche”. Il documento riporta tutti i nodi e le criticità affrontate in questi anni dagli sviluppatori. Ritardi normativi, lungaggini burocratiche, preventivi onerosi per allacci alla rete, ma anche una mancanza generalizzata di informazioni.

Per permettere il pieno sviluppo di queste realtà – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è necessario e urgente non solo accelerare il processo di pubblicazione delle regole attuative di Arera, le cui consultazioni si sono chiuse lo scorso 29 settembre, ma occorre anche accelerare sulla partita degli incentivi su cui chiediamo al prossimo nuovo Governo di lavorare da subito”.

Cinque comunità energetiche rinnovabili fra quelle interpellate dall’associazione, dichiarano di aver sospeso i lavori in attesa della pubblicazione dei Decreti attuativi del MITE, ed in particolare dei nuovi sussidi statali. Ma per la maggior parte è la burocrazia lo scoglio più grande. Tra queste anche la Comunità Energetica Solidale di Napoli Est sottoposta, prima, al blocco della Sovrintendenza ai Beni Culturali e poi alla farraginosità dell’iter di registrazione presso il portale del GSE. “In particolare, la mancanza di un solo documento, facilmente richiedibile mettendo in sospeso la pratica come previsto, ha visto il diniego del riconoscimento e la necessità di ricominciare l’iter burocratico di richiesta registrazione”.  

TI è piaciuto l'articolo? CONDIVIDILO

prenota una consulenza gratuita con i nostri operatori

Restiamo in Contatto

iscriviti alla newsletter per conoscere le ultime novità in tema di energia

Copyright 2022 © Tutti i diritti riservati. Neseco.it - 07701910726